IN SCENA

Le vittorie all’estero dei nuovi scalzi continuano, dopo il canada anche l’egitto.

La compagnia teatrale “I Nuovi Scalzi” approda in Egitto. Dopo ROAD TO CANADA, con la vittoria della 7a edizione del Festival Internazionale di Mont-Laurier, è la volta di ROAD TO EGYPT, allo Sharm el Sheikh International Theatre Festival for Youth.

In una settimana ricca di eventi e di incontri, con compagnie teatrali provenienti da diverse parti del mondo, la Compagnia ha messo in scena ancora una volta “La Ridiculosa Commedia Della Terra Contesa”, ottenendo tre premi: MIGLIORE SPETTACOLO, MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA (Giorgia Marras) e MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (Ivano Picciallo).

Inoltre la giovane compagnia italiana si è aggiudicata altre quattro nomination: MIGLIOR COREOGRAFIA, MIGLIOR COSTUMI, MIGLIOR MUSICHE, MIGLIOR REGIA. I giovani attori continuano a portare alta la cultura italiana all’estero, usando la commedia dell’arte come codice espressivo e fondendo la tradizione della maschera con tematiche e linguaggi contemporanei.

La compagnia Barlettana, tornata ora in patria già prepara le valige per il prossimo appuntamento in Polonia che avverrà a febbraio, al Meeting Internazionale di Teatro di Opole e successivamente ad Aprile a Mosca.

 

I Nuovi Scalzi

Nuova Compagnia dei Commedianti Erranti

col patrocinio del Comune di Barletta presenta

 

LA RIDICULOSA

COMMEDIA DELLA TERRA CONTESA

Vincitore del 7° Festival Internazionale di Teatro di Mont-Laurier (Canada)

Vincitore premio speciale “Migliore recitazione” al Festival D.O.I.T. 2015 – Roma

 

Canovaccio e Testi

Claudio De Maglio e I Nuovi Scalzi

con

Savino Maria Italiano

Ivano Picciallo

Piergiorgio Maria Savarese

Giorgia Marras

Regia

Claudio De Maglio e I Nuovi Scalzi

Musiche originali

Piergiorgio Maria Savarese

Maschere

Stefano Perocco di Meduna e Zorba Officine Creative

Foto e video

Camilla Mandarino

 

I TEMI

Lo studio pluriennale della maschera e della commedia all’improvviso ci ha condotto dentro la tradizione per trarre da essa una RILEVANZA ATTUALE, una MOTIVAZIONE SOCIALE. Non più argomenti e trame di consuetudine rinascimentale ma odierni, contingenti, forse rischiosi, ma concreti. La commedia dell’arte compie un passo all’interno di situazioni presenti e contemporanee.

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LA MASCHERA come attrazione e tradizione affascina, ma diviene soprattutto un elemento simbolico, animalesco, rappresentante delle più profonde pulsioni umane. La spinta e la sfida è AFFRONTARE LE OPPRESSIONI che ci appartengono, attraverso l’equilibrio tra leggerezza e gravità.

“La Ridiculosa” affronta il tema del Potere economico e della speculazione edilizia aprendo la riflessione sui seguenti temi: la POPRIETA’, il DOMINIO politico, la CONVIVENZA, la CORRUZIONE, l’OPPORTUNISMO, lo SFRUTTAMENTO. Oltre questi temi la storia si apre anche al tema dell’AMORE, declinandolo sia nell’amore fra innamorati, ma anche nell’AMORE PER LA GIUSTIZIA e per la TERRA COME BENE COMUNE E RISORSA UNIVERSALE. La storia prende ispirazione dalle dinamiche dell’interesse economico ed espansionistico che sono alle radici dei conflitti di “confine”, collocandosi al confine fra tradizione popolare, fantasia e storia: In ognuno di questi conflitti vi sono poteri che mirano ad espandersi “lecitamente” grazie ad accordi internazionali, quasi sempre PER SCOPI ECONOMICI PERSONALI, contro un popolo che subisce la perdita del territorio in cui vive, la perdita del proprio lavoro, della propria libertà, a causa della corruzione e l’arrivismo della sua stessa gente.

 

IL LAVORO DI RICERCA: ESPERIMENTI SULLA TRADIZIONE

La CORNICE in cui è inserita la nostra storia è quella della tradizione storico-letteraria della Disfida di Barletta di M. D’Azeglio. Una delle motivazioni di questa scelta sta nel fatto che la produzione è nata nel Teatro Curci della città di Barletta. Altro motivo è che riteniamo importante mantenere viva la memoria delle nostre tradizioni locali e nazionali, rielaborarle e ricontestualizzare la tradizione nel contemporaneo. Ciò che si narra però è frutto di un lavoro creativo e di fantasia. I fatti storici sono solo di richiamo durante lo spettacolo, adoperati come contorno e preludio della storia e delle vicende dei nostri personaggi, che in questo caso sono i discendenti di alcuni dei protagonisti del romanzo cavalleresco di M. D’Azeglio.

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Il CODICE della commedia dell’arte è chiaro, ampiamente conosciuto e facilmente comprensibile per il pubblico di tutte le età. Riesce a parlare sia al pubblico “colto” che a quello “popolare”: l’uso dei dialetti permette di avvicinare e far identificare più prettamente un pubblico italiano, mentre il codice fisico-espressivo della maschera permette agli attori di essere estremamente chiari anche ad un pubblico internazionale. Un codice fatto di improvvisazioni, personaggi fissi, basato sulle relazioni e sui fatti. I fatti cambiano così come i contesti, di conseguenza le relazioni si trasformano.

Il LINGUAGGIO diretto e semplice, risponde all’esigenza di fare un teatro colto/popolare e diretto, fruibile da tutti.

Dopo essere stati per anni a disposizione di un codice che divertisse e giocasse con il pubblico, intendiamo ora, METTERE IL CODICE A DISPOSIZIONE DEL PUBBLICO CONTEMPORANEO.

In un’epoca in cui le guerre sono sotto gli occhi di tutti, trasmesse come talk show nelle televisioni di ogni Paese, dove il pubblico è continuamente “assediato” da notizie cruenti e scioccanti, dove per fare notizia e clamore si adottano linguaggi sempre più spietati, molto spesso si ottiene l’effetto contrario a quello desiderato: di fronte ai fatti tragici compiuti dai suoi simili e rappresentati con estrema tragicità, il pubblico è costretto a compiere una “scissione” per andare avanti e potersi “salvare”, “redimere”, un atto di “separazione” fra l’integrità della propria dignità e l’assurdità delle atrocità che vede compiute dal sistema di cui egli stesso fa parte. Per tali ragioni, per poter accogliere e accettare il linguaggio Tragico, lo spettatore  è costretto a compiere una sorta di alienazione nei confronti della tragicità della vita rappresentata. In tal modo lo spettacolo non ottiene una reale presa di coscienza o autoanalisi di chi guarda, ma piuttosto il suo giudizio: il pubblico per poter “salvare” la propria dignità di essere umano è costretto a trasformare il proprio sguardo da spettatore a giudice, interrompendo così il processo di identificazione e di catarsi, compiendo inevitabilmente una chiusura nei propri “giusti ideali di moralità” e tutt’al più preferirà riconoscersi nella vittima piuttosto che nel carnefice. Invece affrontare temi e argomenti drammatici  attraverso IL LATO COMICO E GROTTESCO , permette di condurre al riso e quindi di distendere la situazione e di accorciare le distanze tra attore, spettatore e dramma, sostenendo infine un pensiero propositivo e non già tragico e fatalistico.

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In questo spettacolo il finale si è tradotto in una conclusione “necessaria” per far sì che la commedia rimanesse tale, pur parlando di eventi tragici, come quello della privazione della “casa”. E’ nella presa di coscienza che il servo recupera la sua terra e la sua libertà: egli comprende che per star bene e riottenere la terra ciò che può fare è “uscire” dall’individualismo dei propri ideali e dei propri drammi per abbracciare un’ottica comune e unirsi a favore dell’amore.

La nostra storia è una commedia e dunque finisce bene, ma nella vita storie del genere più spesso finiscono in un altro modo … sta solo a noi saperci rimboccar le maniche.

 

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